CASA: LA NOSTRA STORIA
Atlante Intimo, pubblicato da Apalós, raccoglie cinque racconti firmati da Anna Mallamo, Viola Di Grado, Veronica Galletta, Bianca Fenicia e Giusi Arimatea: cinque scritture distinte, ciascuna con un proprio ritmo e una propria temperatura emotiva, unite da un medesimo territorio narrativo, la casa.Non soltanto un luogo fisico, ma una geografia interiore fatta di stanze, oggetti, silenzi, odori e tracce. La casa è lo spazio in cui trascorriamo gran parte della nostra esistenza; quello che associamo alla protezione, all’intimità, alla pace. Eppure può rivelarsi anche un confine, una prigione, il deposito di paure e segreti, il luogo dal quale si desidera fuggire o che, in certi momenti, si vorrebbe distruggere per potersi finalmente ricostruire.
In questa raccolta, le stanze diventano dispositivi di memoria e di rivelazione. Ogni ambiente custodisce ciò che è stato taciuto, ciò che è andato perduto, ciò che continua a esercitare il proprio peso sul presente. Gli oggetti, i tessuti, le luci e gli odori non sono semplici elementi scenografici: compongono una materia viva, capace di raccontare la storia dei corpi e delle relazioni che hanno abitato quei luoghi.
Del resto, il corpo stesso è la prima casa dell’anima. È un archivio vulnerabile, fatto di ossa, carne, ferite e desideri. Ci sono stanze che finiscono per coincidere con ciò che siamo, imprimendosi nella nostra identità fino a diventare memoria fisica. E ci sono stanze prive di muri: luoghi psichici, affettivi, invisibili, nei quali continuiamo a entrare anche quando crediamo di averli lasciati alle spalle.
Tre racconti, in particolare, mi hanno attraversata con una forza difficile da spiegare: mi hanno condotta verso zone profonde e dolorose, dentro abissi che riconoscevo senza averli mai nominati, per poi restituirmi, in qualche modo, più integra. È forse questa la qualità più preziosa del libro: la capacità di creare, in poche pagine, uno spazio di ascolto e riconoscimento.
I racconti di Atlante Intimo dimostrano che bastano poche pagine per scavare, commuovere, interrogare; per dire ciò che talvolta una vita intera non riesce a formulare. La letteratura, qui, sa accogliere e sconvolgere, ferire e benedire. E soprattutto sa accompagnare il lettore attraverso quelle stanze interiori che, ostinatamente, continua a tenere chiuse persino a se stesso.

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