NOTTE, GIORNO E NOTTE: SINFONIA POLACCA

(di LUCA RAIMONDI) - Pubblicato nel 1991 (tradotto da Marco Binni e pubblicato in Italia da Adelphi nel 1996), Notte, giorno e notte rappresenta uno dei punti più alti della scrittura di Szczypiorski. Il suo tratto distintivo è la struttura polifonica: non esiste una voce principale, ma una molteplicità di testimoni — vittime, carnefici, complici, osservatori — che raccontano frammenti di esperienza. Tra queste voci troviamo figure emblematiche: un ebreo addetto ai crematori di Auschwitz, un ufficiale nazista, un agente sovietico, un perseguitato del regime comunista, fino a una folla anonima di “figli delle tenebre”.

notte, giorno e notte (copertina)

La scelta non è solo formale. È una dichiarazione di poetica: la verità storica non è mai unitaria. È sempre il risultato di testimonianze parziali, spesso contraddittorie. Le voci si smentiscono e allo stesso tempo si confermano, producendo un effetto di instabilità che impedisce qualsiasi lettura rassicurante.

In questo senso, Szczypiorski costruisce una narrativa che rifiuta l’autorità del narratore onnisciente. Non c’è un punto da cui la storia possa essere giudicata definitivamente.

l romanzo attraversa i decenni più tragici del Novecento europeo: dall’ascesa del nazismo al crollo dei regimi staliniani. Ma ciò che emerge non è una cronologia ordinata degli eventi. È piuttosto un paesaggio — frammentario, discontinuo — fatto di rovine morali e materiali. Le vicende individuali non si sommano in un senso complessivo: restano schegge, testimonianze di un tempo che appare “insaziabile e sinistro”.

Questa immagine è centrale. La Storia, in Szczypiorski, non è progresso né redenzione. È una forza cieca, che attraversa gli individui e li trasforma, spesso al di là delle loro intenzioni. Non esiste una linea evolutiva. Esiste una ripetizione dell’orrore, che cambia forma ma conserva la stessa struttura profonda.

Uno dei nuclei più potenti del romanzo è la riflessione sul male.

La polifonia serve proprio a questo: a mostrare che il male non è confinato a una categoria riconoscibile. Non appartiene solo ai carnefici “ufficiali”, ma attraversa tutti i livelli dell’esperienza umana. Il nazista, il funzionario sovietico, il burocrate del partito, ma anche il sopravvissuto, il testimone, l’uomo comune: ciascuno è coinvolto, in modi diversi, in una rete di responsabilità.

Szczypiorski evita qualsiasi semplificazione morale. Non costruisce un tribunale narrativo. Piuttosto, espone il lettore a una domanda radicale: fino a che punto l’individuo è libero dentro la Storia?

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